VEDUTE DI ORÏENTE. OMAGGIO A WILLIAM CONGDON


Da SABATO 21 MARZO 2015 a Domenica 28 GIUGNO 2015 la Sala Mostre Cappuccini, sita in Assisi, via San Francesco 19, PRESENTA LA personale di pittura di Riccardo Secchi "Vedute di Orïente. Omaggio a William Congdon”

Si è inaugurata il 21 marzo, nella Sala Mostre dei Frati Cappuccini di Assisi, la personale di pittura "Vedute d’Orïente. Omaggio a William Congdon” dell’artista emiliano, ma umbro d’elezione, Riccardo Secchi. Classe 1954, Riccardo Secchi a 19 anni si trasferisce a Perugia, dove nel 1978 consegue il Diploma di Pittura all’Accademia di Belle Arti "Pietro Vannucci”. Ad Assisi conosce il pittore americano William Congdon, artista concettualmente vicino all’Espressionismo Astratto Americano e, in particolare, a quei Pollock, De Kooning, Newman e Rothko che diedero vita all’Action Painting e al Color Field. Congdon, nato  il 15 aprile 1912 a Providence Rhode Island, proveniva da una facoltosa famiglia di industriali. Arruolatosi volontario nei servizi sanitari dell’esercito americano, durante la seconda guerra mondiale, fu tra i primi, nel maggio del 1945, ad entrare nel lager di Bergen Belsen, rimanendone segnato nell’animo per sempre. Finita la guerra torna in patria, stabilendosi a New York e, pur tra continui viaggi e fughe tra America ed Europa, in questo periodo dipingerà alcune delle sue opere più potenti e più riuscite che verranno esposte alla celebre Betty Parsons Gallery. La collezionista d’arte americana Peggy Guggenheim riteneva che le sue opere su Venezia fossero paragonabili solo a quelle di un Turner. Nel 1951 William Congdon è ad Assisi. Nella città di San Francesco incontra don Giovanni Rossi, fondatore della Pro Civitate Christiana. Questo incontro lo aiuta a maturare una profonda conversione al cattolicesimo che lo porterà, il 15 agosto del 1959, a ricevere il battesimo nella Chiesa Cattolica. Da allora per qualche anno dipinse solo soggetti religiosi, in particolare alcuni straordinari Crocifissi e un Ecce Homo di eccezionale potenza cromatica conservato alla Galleria d’Arte Contemporanea della Pro Civitate Christiana di Assisi. Su invito di don Giovanni Rossi Congdon si trasferisce nella città serafica, che rimarrà la sua casa per circa vent’anni. Qui, in Assisi, alla fine degli anni ’70, ebbero modo di conoscersi il giovane neodiplomato pittore Riccardo Secchi e l’allora già sessantenne artista statunitense. Secchi sente il bisogno di confrontarsi con il celebrato pittore dell’Action Painting, che benevolmente lo accolse più volte nella sua casa assisana di via Ancajani. E fu la "scarna” Assisi, l’ "osso” come Congdon la definiva, la cornice di questi straordinari e privilegiati incontri tra il giovane allievo e il suo Maestro. Nella memoria del giovane pittore dell’Accademia perugina questi incontri, lontani dall’essere semplici lezioni di pittura, si radicano piuttosto come momenti di profonda ricerca estetica e come religiose meditazioni sul senso ultimo dell’umana esistenza. In Congdon, infatti, l’estetica si fa teologia e comprende il mistero dell’atto creativo come atto sacramentale che porta l’artista a "vedere” l’essenza della realtà e quindi l’ "Uno”, cioè Dio. Questa è la lezione del Maestro americano, alla base della ricerca di sintesi formale che pervade tutta l’opera, ritrattistica e paesaggistica, fino ad oggi realizzata da Riccardo Secchi. Congdon infine lasciò Assisi, nel 1979, e fino al 1998, anno della sua morte, visse a Gudo Gambaredo, nella Bassa milanese, in una casa-studio annessa a un monastero benedettino, conosciuto come Cascinazza. Nelle sue Vedute d’Orïente, in esposizione alla Sala Mostre Cappuccini di Assisi, un omaggio a William Congdon, ma anche alla città di Assisi, secondo la dizione di Dante Alighieri nel canto XI del Paradiso, non c’è spazio per facili suggestioni pittoresche o per i dettagli aneddotici che porterebbero a perdere quella sacrale tensione interiore all’ "Uno”, auspicata dal Maestro. Il pittore nelle sue tavole dilata le masse e gli effetti plastici di edifici e natura, per permettere che queste accolgano al massimo le potenzialità luminose della pasta pittorica, quasi a voler esaltare la bidimensionalità delle gotiche facciate dei templi della città. Riccardo Secchi, a differenza di William Congdon, non ama dipingere soggetti sacri, prediligendo i paesaggi e i volti, soprattutto di anziani, tuttavia dimostra come il suo sguardo sulla realtà, e sull’uomo, uno sguardo non dell’occhio, ma del cuore, secondo la lezione del Maestro, sappia poi cogliere sempre del reale, con velata sapienza, la sua essenziale e più vera e profonda sacralità.

 


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